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Amore o follia? -6-

Alessia si sentiva combattuta. Aveva promesso a Samuele che avrebbe fatto qualsiasi cosa lui avrebbe voluto pur di tenerla con sé. Le aveva chiesto di togliersi le mutande al parco e l’aveva fatto. Ma ora… ora le stava chiedendo di aprire le gambe, davanti a tutti.

Si maledì per aver scelto di indossare la gonna quel giorno. Ma voleva piacergli e aveva sempre apprezzato quell’indumento. il cuore batteva così forte che lo sentiva nelle orecchie. Le mani, così come le ginocchia, le tremavano.

Si vergognava al solo pensiero di fare quel gesto. Solo le puttane facevano certe cose. Ma se era vero perché l’idea le scaldava tanto l’animo? Era l’idea di esibirsi, di farsi vedere da sconosciuti a eccitarla tanto? O la vergogna che ne scaturiva? O era l’obbedire a Samuele? Forse una miscela di questi e altri fattori.

Aveva una scelta da fare. Non muoversi, ma così lo avrebbe perso, o acconsentire e avere una nuova possibilità per stare con lui.

Fece un respiro profondo, alzò lo sguardo e lo fissò negli occhi di Samuele. Sentiva le guance bruciare da quanto erano diventate rosse.

“Io ti voglio.”

Osservò Samuele sorridere a quelle parole. Lo vide allungare un braccio e prenderle una mano nella sua. Ne sentì le pelle contro la propria, ne sentì il calore e si sentì rincuorata da quel gesto. Per quanto ora stesse sulle difensive anche lui la voleva, ne era certa. Avrebbe solo dovuto fargli capire che sapeva di aver sbagliato e che non l’avrebbe più fatto.

Lentamente, tremando come una foglia, spostò la gamba sinistra, la fece passare sopra l’altra e l’abbassò, accostando le ginocchia una all’altra.

Restò ferma.

Certo, non erano proprio aperte, ma non erano nemmeno del tutto chiuse. Poteva essere un bel compromesso tra quello che le chiedeva e quello che si sentiva di fare.

“Dunque?” le chiese.

Deglutì a vuoto. Aveva paura che la sua scelta non gli andasse bene, ma non aveva cuore per aprirle. Non avrebbe potuto fare di più.

“Ho fatto.”

Ci fu un attimo di silenzio.

Di colpo Samuele si alzò, aggirò il tavolino e si portò accanto a lei. Lo vide spostare gli occhi sulle sue gambe, controllare cosa avesse davvero fatto. Nessuno dei due disse una sola parola. 

Samuele si piegò su di lei e la baciò. Non ci fu alcuna esitazione, fu un bacio pieno di passione e sentimento. Alessia chiuse gli occhi e vi si abbandonò con tutta se stessa. Quando la mano di Samuele le accarezzò la guancia fu come se le accarezzasse l’anima stessa.

Troppo presto il bacio si interruppe.

Gli occhi di Samuele brillavano nel guardarla.

Alessia non poteva chiedere nulla di più.

Si piegò su di lei, le loro labbra si sfiorarono appena, poi tornò a sedersi.

“Sai” iniziò a dire Samuele, “non credo che tu potessi fare scelta migliore. Chiaro che se ti fossi rifiutata di fare quello che ti chiedevo la nostra storia non sarebbe potuta proseguire. D’altra parte se tu, in gonna e senza mutande, avessi aperto le gambe esponendoti a tutti quanti, beh, allora avrei pensato che non saresti altro che una troietta come tante che ci sono in giro. Invece hai fatto quello che ti chiedevo, ma con grazia. Certo, con le ginocchia unite non si può dire che tu abbia le gambe aperte, ma nemmeno chiuse.”

Alessia non riusciva a credere alle sue orecchie.

“Dav… davvero? Non sei arrabbiato?”

Samuele sorrideva.

“Sì, davvero. Sono felice di quello che hai fatto. So di essere stato stronzo prima al parco e ora, ma non voglio stare male di nuovo per colpa tua.”

“No, non succederà.”

Le loro mani si sfiorarono.

“Lo spero, lo spero davvero Alessia.”

“Ti amo Samu… io ti amo.”

Lo vide fare una smorfia strana.

“Scusami ma no, non te lo dirò. Non ora.”

Alessia annuì con un cenno del capo.

“Certo, lo capisco.”

Le sollevò una mano e si piegò per posarle un bacio sul dorso.

“Ora facciamo colazione, ho una fame…”

E così fecero. Chiacchierando, del più e del meno. Samuele le raccontò del lavoro, dei suoi amici, dell’ultima partita a calcetto che aveva perso per un soffio.

Era bella la sua voce.

Era bello il suo modo di gesticolare.

Era bello lui.

Si alzarono e Samuele le offrì la colazione. Lei ci provò a pagare la sua parte, ma lui fu irremovibile. Uscirono dal bar.

“Dove hai la macchina?” le chiese.

“Di là dal parco…”

“Dai, ti accompagno.”

Camminarono tenendosi per mano. Arrivarono all’auto e non riuscì più a resistere. Gli gettò le braccia al collo e lo baciò.

“Ho voglia di fare l’amore con te…” gli sussurrò all’orecchio.

“Anche io” rispose accarezzandole il viso, “ma non ora, sarebbe… scontato. E io non voglio che siamo scontati.”

Alessia non fu sicura di capire il significato di quelle parole.

“Posso chiederti una cosa?”

“Dimmi Ale.”

Sentì le guance tornare ad arrossire. Abbassò lo sguardo, osservando la perfezione del suo pomo d’Adamo.

“Ma adesso… sì… ora… voglio dire… noi… stiamo insieme?”

Samuele la guardò e le posò una bacio sulla fronte.


Ecco le tre scelte:
1) Samuele accetta
2) Vuole aspettare un momento prima di prendere la decisione.
3) No.

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