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Amore o follia? -4-

Continua la storia su “The Incipit.”

Alessia si guardò attorno. Le fronde del salice. Il parco. La gente a passeggio.

Samuele.

Serio e impassibile la stava guardando.

Sentiva il cuore batterle senza controllo e le guance scottarle da quanto era diventata rossa. Come poteva chiederle una cosa del genere?

“Allora?”

La sua voce la riportò alla realtà.

“Samu… siamo al parco…”

“Hai detto tu che avresti fatto qualsiasi cosa ti avessi chiesto. Voglio le tue mutande.”

Ci fu un attimo di silenzio.

“O forse devo pensare che mi hai mentito, un’altra volta.”

Fece per voltarsi e andare via. Alessia ebbe un tuffo al cuore e si sentì presa dal panico. Non poteva andare via. Non poteva farlo andare via.

“D’accordo…”

Samuele si fermò e la guardò.

“Cosa?”

“Le mutande. Te le do.”

Un accenno di sorriso gli apparve sul viso. Alessia si sentiva nel panico, travolta dalla vergogna, ma quel lieve sorriso fu l’incentivo di cui sentiva e aveva bisogno.

Si guardò attorno ancora una volta. Oltre le fronde del salice una mamma stava portando a spasso il neonato chiacchierando con la signora anziana al suo fianco, probabilmente la madre. Due adolescenti stavano attraversando il parco portando in mano lo skate. Una coppietta passeggiava tenendosi per mano. Erano tutti lontani, nessuno si sarebbe accorto di quello che stava facendo lei.

A parte l’uomo con il cane. Quell’uomo era più vicino, seppur sempre a distanza, ma più vicino. Se si fosse girato verso di lei al momento sbagliato…

“Sto aspettando.”

Ancora la voce di Samuele.

Alessia arrossì ancora di più. Abbassò lo sguardo.

“D’accordo.”

Posò le mani sulle cosce. Fece un respiro profondo.

“D’accordo” ripetè più a se stessa che a Samuele.

Le tremavano le gambe e le mani. Le tremava il respiro. Il cuore batteva impazzito. E si rese conto che tra le gambe era più umida di quanto avrebbe mai immaginato potesse essere in una simile circostanza.

Si decise.

Infilò le mani sotto la gonna. Sentì l’orlo delle calze, il calore della propria pelle, l’elastico delle mutandine. 

Teneva lo sguardo a terra. Non voleva sapere quanto la gonna stesse salendo, quanto si stesse esponendo. Non voleva nemmeno sapere se l’uomo con il cane si fosse avvicinato oppure o no.

Prese il sottile tessuto con la punta delle dita e iniziò a scendere.

Il momento in cui sentì il sesso scoperto fu quello che, più di ogni altro, la mandò in panico. Esitò.

“Non ti fermare.”

La voce di Samuele le arrivò lontana e viva. Sì, anche la voce di Samuele vibrava.

Alessia fu costretta a piegarsi sulle ginocchia e ad abbassarsi fino a scendere con le mani al suolo. Era quasi fatta.

“Lasciale lì, fai un passo indietro.”

Il sangue le si gelò nelle vene.

Cosa voleva dire lasciarle lì?

Lentamente si alzò e si liscò la gonna. Si sentiva nuda, esposta. Non aveva il coraggio di alzare lo sguardo.

In silenzio fece un passo indietro.

Le sue mutandine erano lì, sull’erba del parco.

Sentì i passi dell’uomo del cane non lontani.

“Molto bene.”

Samuele fece un lungo passò scavalcando le sue mutande e abbracciandola.

“Molto bene Ale, davvero molto bene.”

Si abbandonò tra le sue braccia, appoggiò la testa sul suo petto e ne respirò a fondo il profumo. Era felice. In imbarazzo, a disagio, ma felice.

“Non mi aspettavo che l’avresti fatto.”

“Non… non voglio perderti.”

Samuele le prese il mento con due dita e la costrinse ad alzare il viso. Stava sorridendo, gli occhi gli brillavano. Per un lungo istante il mondo parve fermarsi.

Lui si piegò su di lei e la baciò.

Alessia sentiva il cuore battere ancora più forte, così forte che poteva sentirlo nelle orecchie.

Le mani di Samuele cercarono le sue e le loro dita si intrecciarono.

Ce l’aveva fatta!

Era felice… più che felice!

Si abbandonò a quel bacio mettendoci tutta se stessa. Avrebbe finito non finisse mai più.

“Andiamo, ho fame e voglio un caffè.”

Sciolse l’abbraccio e fece per andare via, ma Alessia non si mosse e le loro mani si separarono. La guardò senza capire.

“Samu… ma… le mie… mutande…”

Lo vide sorridere.

“Non sono più tue.”

Sgranò gli occhi.

“Cosa?”

“Se mi vuoi quelle restano lì.”

“Ma… sono le mie preferite…”

“Preferisci me o loro?”

“Io… preferisco te.”

Samuele allungò una mano verso di lei, sorridendo.

“Allora vieni con me.”

“Ma lì… le troveranno…”

“E allora? Qualcuno farà l’indignato, qualcun altro magari si ecciterà persino. Non importa. Nessuno sa e saprà che sono le tue.”

Samuele parlava come se abbandonare mutande al parco, in piena mattina fosse la cosa più normale del mondo.

“Fai sembrare tutto così facile…”

“Perché lo è. Forza ora vieni.”

Ancora incapace di credere a quanto stesse realmente accadendo allugò una mano e prese quella di Samuele, lasciandosi guidare verso l’uscita del parco.

1) L’uomo con il cane ha visto, raccoglie le mutande e li raggiunge per restituirle.
2) Non ha visto nulla e i ragazzi vanno al bar tranquilli.
3) Ha visto, le ha raccolte e li segue, da debita distanza, fino al bar.

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Mr.Goodbyeinception Commentatori recenti
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inception

Ok, voto l’opzione 1 , così giusto per vedere che ti inventi…😌
È un esperimento!? E sia😀