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Il predatore e il vizio del fumo

La nebbia, a volte nuvola densa altre gelida pioggerellina fitta fitta, era fusa in un tutt’uno con il basso cielo plumbeo e conferiva un aspetto, un senso maestoso, lento, solenne al paesaggio costituito da prati zuppi d’umidità, di piccoli canali gonfi d’acqua che scorreva veloce; senza regole, imprevedibile, svelava e celava.
In quel fine novembre l’auto procedeva sicura, fendendo i banchi fitti di vapore, inerpicandosi sulla serpeggiante strada montana dove non si incrociava anima viva alcuna. Le ultime case erano scomparse già da tempo inghiottite dalla nebbia e dalle tenebre incombenti. Ai lati, cupi boschi di conifere vigilavano occhiuti e misteriosi.
Alfonso doveva riconoscere che Etty, che aveva insistito a usare la propria auto, esibiva una notevole abilità nella guida in quelle condizioni non esattamente facili.
Non era stato certo agevole agganciarla ma, dal primo momento, aveva deciso che sarebbe stata sua, una volta incrociatala in quel luogo estremamente riservato di incontri: bel volto incorniciato da una capigliatura corvina dal taglio Chin bob che le sfiorava la linea del mento, seno pieno e importante, gambe affusolate. Calzava eleganti decolletè con cinghiette che cingevano le sottili caviglie. Era perfetta – se non fosse stato per quel suo deprecabile vizio del fumo – e lui non aveva lesinato alcuno sforzo per conquistarla. Ora però Etty era con lui e le precauzioni che lei aveva preteso per ottenere una assoluta riservatezza per quell’uscita erano anche un suo imprescindibile obbiettivo.
All’arrivo nello sperduto chalet, che l’uomo aveva provveduto a riscaldare a distanza già da qualche ora, il tepore era piacevole in contrasto con il freddo-umido esterno che pareva penetrare nelle ossa.
Alfonso ci sapeva fare e si sarebbe molto divertito specie nell’apoteosi finale, ma tutto a tempo debito: voleva infatti gustarsi, centellinandoli, tutti i passaggi.
Etty si sfilò con arte lussuriosa gli abiti rimanendo coperta solo dalla conturbante lingerie; si stese languida e invitante sul letto. Era uno spettacolo messo in scena solo per lui e Alfonso, gustandosi senza fretta quella meraviglia, carezzò e leccò quella pelle vellutata minuziosamente, traendone un preludio dello sconfinato piacere che lo aspettava; succhiò la carne prelibata attraverso il pizzo delle mutandine; slacciato il reggiseno, le mammelle, dai delicati capezzoli rosa stupende nella loro pienezza, lo affascinarono. Un pensiero per un attimo balenò nella sua mente:
– Però, peccato…
Ricacciò immediatamente il pensiero.
L’erotica azione sulle sue parti intime indusse Etty ad agitarsi, inarcare il suo corpo, a esprimersi in gemiti e squittii di apprezzamento.
– Raggiungerà una ben altra intensità la tua voce così sensuale, in seguito. – Pensò Alfonso.
Ormai l’uomo era un treno in corsa e penetrò la vagina tumida e bagnata che si strinse, con un abbraccio della sua muscolatura, attorno al suo pene: pensò a quanto fosse bellissimo e mancava ancora il meglio!
L’amplesso si fece di fuoco, li travolse; infine i due amanti soddisfatti giacquero esausti e attesero che il ritmo del loro respiro e dei loro cuori si acquietasse.
Etty dopo l’estasi indugiava tutta avvoltolata fra le lenzuola. Alfonso si alzò.
– Dove vai caro?
– Torno subito. Ho un’idea che renderà questa serata ancor più memorabile.
Quando ricomparve aveva in mano un oggetto che, nella luce soffusa della stanza, Etty non identificò subito.
– Ora inizia la parte più emozionante della nostra festa. La vedi quest’accetta? Si farà agevolmente strada, così affilata, nelle tue carni: le tue generose mammelle, le tue cosce stilleranno sangue caldo e profumato. Godrò nell’udire i tuoi acuti strilli, le invocazioni inascoltate di pietà. Ribellati e urla: nessuno ti sentirà e questo aumenterà il mio piacere. Purtroppo quando ti smembrerò ormai non parteciperai più al mio divertimento, ma… pazienza. Un piccolo tuo souvenir lo conserverò, unitamente a quelli delle donne che ti hanno preceduta.
– Noooo, ti prego – lanciò un urlo, disperata, rannicchiandosi verso un angolo del letto.
Riprese, singhiozzando:
– Ma perché? Tu sei pazzo!
– Pazzo? Chi può dirlo? Sono, in definitiva, un esteta che ama l’azione destruente, lo strazio delle carni, il rutilante sangue che sgorga. Vedi, non sei la prima né sarai l’ultima. È difficile da spiegare….ma no è così semplice: la mia natura consiste nell’essere un predatore, un lupo, un mannaro feroce.
Etty afferrò l’accendino, un vecchio modello, che aveva appoggiato, unitamente a un pacchetto di Chesterfield Blue, sul comodino.
Alfonso scoppiò in una risata allegra e si avvicinò brandendo l’affilata accetta.
– Fumare fa male, rischierai di morir.….
L’uomo si interruppe e fissò con meraviglia il bel volto di Etty trasformarsi e, dalla disperazione, dal pianto dirotto, aprirsi in un sorriso trionfante; fissò incredulo il foro nero dell’accendino puntato verso il suo volto. Basito, ristette come pietrificato tanto da non udire neppure il suono del proiettile che lo trafiggeva aprendo un buco livido sulla sua fronte, non certo ampio, anzi millimetrico ma sufficientemente profondo per spedirlo nel nero abisso. Nella frazione infinitesimale in cui il proiettile iniziò e concluse la sua traiettoria, nel tempo che lo separò dalla morte, non poté esimersi dal lanciare un pensiero ammirato nei confronti della donna:
– Etty, che avversaria formidabile sei stata, che razza di sangue freddo e che attrice. Chapeau!
Lei guardò con soddisfazione e gratitudine il suo accendino modificato: un modello creato dall’O.S.S. all’epoca della Guerra Fredda, capace di sparare un colpo cal.22 short. Un colpo solo in canna, è vero, ma per la sua abilità: “one shot, one kill”.
Certo aveva corso un grave rischio, ma lei aveva con attenzione meticolosa ponderato ogni cosa nei minimi particolari e sapeva bene quello che faceva.
Il volto di Alfonso, nella fissità della morte, conservava un’espressione stupita. Lei gli sussurrò sommessamente all’orecchio, con una sorta di tenerezza:
– Sapessi da quanto ti davo la caccia! D’altro canto è noto che al vertice della catena alimentare non ci sono i predatori, ma i super predatori: ci sono i serial killer e quelli che li divorano. Tu eri lupo ed io son tigre. Devo riconoscere, però, che sei stato un amante senza pari. Addio, buon viaggio.
Cancellò accuratamente ogni traccia del suo passaggio. Staccò la corrente. Uscì.
La casa rimase testimone silenziosa, reticente, decisa a non svelare il suo tragico segreto, buia e sempre più fredda.
La nebbia si dissolse nel vento. Qualche fiocco di neve fece timidamente capolino, levitando nell’aria di vetro.

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